27 giu 2017

eBook di Fiorella Rigoni - TU, IL MIO DOMANI

Giorgia ha ventisei anni e vive in una cittadina della pianura padana,
assieme alla famiglia. La madre, con cui è in perenne conflitto, è una
donna fredda e altera e le due sorelle minori, che sono gemelle, non
fanno altro che canzonarla. È fidanzata da quattro anni con Marco, un
ragazzo silenzioso e chiuso. In un bel mattino di primavera viene
licenziata e l’inaspettata notizia la getta nello sconforto. Cerca
rifugio tra le braccia del fidanzato, che però la liquida con poche
parole e qualche giorno dopo la lascia. Disillusa dalla vita e
dall’amore, Giorgia si ritrova sempre più sola. I litigi con le sorelle e
la madre si moltiplicano finché, in una piovosa mattina, una rovinosa
caduta non le farà incontrare Enrico, e questo incontro cambierà per
sempre il corso della sua vita.
Tra battibecchi, incomprensioni e momenti esilaranti, vivrete una passione che vi conquisterà e che vi resterà nel cuore.

ESTRATTO:
«Se non abiti in capo al mondo ti posso accompagnare» annunciò l’uomo.
«Io… non so, non voglio approfittare, e nemmeno disturbare» borbottò lei, sempre più imbarazzata.
«Ho finito il turno e sto andando a casa, non è un disturbo. Dove abiti?» domandò.
«A Romanato, a due passi del municipio» replicò.
«Ah!
Allora sei di strada, io abito vicino al cimitero, quindi solo qualche
chilometro più in là. Dai, vieni, ti accompagno» fu la risposta del
dottore.
Giorgia lo seguì. Oltre che bello è anche gentile, pensò e ancora una volta avvertì quel brivido strano percorrerle la pelle.
Rimasero in silenzio finché non si furono fermati davanti all’auto dell’uomo, una Cinquecento X blu notte.
«Prego» disse lui aprendole la portiera.
Lei
lo guardò con le sopracciglia alzate e la bocca socchiusa, quel gesto
così carino la sorprese. Entrò nella vettura con le guance in fiamme e
abbozzò un sorriso.
«Grazie» mormorò cercando di legarsi la cintura di sicurezza, ma senza riuscirci.
«Faccio io» annunciò il medico prendendole la fibbia dalla mano. «Ecco fatto!» esclamò quando l’ebbe agganciata.
«Grazie» ribatté per l’ennesima volta Giorgia.
«È
la prima volta?» chiese quando fu seduto sul sedile vicino a lei.
Infilò le chiavi e accese il motore. Fece manovra e uscì dal parcheggio.

«Prima volta?»
«Che ti fratturi qualcosa» chiarì.
«Ah… sì, finora non mi era mai successo» replicò.
«Bene, vuol dire che sei una persona attenta» ribatté lui, gli occhi fissi sul nastro d’asfalto davanti a loro.
Giorgia scoppiò a ridere. «Mi sa che non è così, anche se non ho ancora capito il perché finora mi sia sempre andata bene.»
«Allora sarai fortunata.»
Fortunata?,
pensò lei rabbuiandosi di colpo. Ma dove?, rifletté ricordando tutto
quello che le era accaduto nell’ultimo periodo. Non commentò, avrebbe
dovuto dare un po’ troppe spiegazioni e non ne aveva nessuna voglia.
«Sono arrivata… abito in quell’edificio rosa e bianco» annunciò qualche minuto dopo, indicando un punto davanti a loro.
«Ok, adesso mi fermo» rispose il medico accostando. Scese e aprì la portiera di Giorgia.
Lei avvampò di nuovo a quel gesto. «Grazie…» disse scendendo. Ma da dove esce questo?, si chiese lanciandogli un’occhiata.
«È
stato un piacere, buona serata» rispose senza accennare a muoversi. In
piedi, vicino a lei, la fissò con un meraviglioso sorriso sulle labbra.
«Buona serata anche a lei e ancora grazie» replicò Giorgia, sempre più confusa e imbarazzata.
«Dammi del tu, altrimenti mi sento proprio vecchio. Mi chiamo Enrico» replicò allungando la mano.
Lei gliela strinse. «Ok, allora grazie Enrico… comunque mi chiamo Giorgia» borbottò.
«Me lo ricordavo» ribatté strizzandole un occhio. «Adesso ti lascio tornare a casa, alla prossima.»
«Come
alla prossima? No… io spero che non ce ne sia una prossima! È stata più
che sufficiente questa» ribatté la ragazza, allarmata.
Lui rise
mentre risaliva in auto. «Ma io intendevo alla prossima volta che ci si
rivedrà, non alla prossima volta che ti fratturi qualcosa» poi partì
salutandola con la mano.