23 gen 2013

Come leggere una storia di un bambino sopravvissuto ad Auschwitz

Il 27 gennaio, Giornata della memoria che ricorda l’apertura dei cancelli del campo di concentramento di Auschwitz, si avvicina. Ecco perché oggi vi suggerisco un testo per riflettere sul periodo probabilmente più orribile e terrificante della storia dell’uomo, visto con gli occhi di un bambino. Il libro è “L’ultimo sopravvissuto” di Sam Pivnik.



Perché è un libro diverso. Prima di tutto, proprio perché l’autore è sopravvissuto. Se avete letto qualsiasi libro sull’Olocausto, sapete che nella maggior parte dei casi i bambini, insieme alle donne, agli anziani e a chi sembrava o era malato, venivano “scartati” sulla rampa di Auschwitz e, mentre gli altri si avviavano al campo, loro si incamminavano per le camere a gas, ignari di tutto.


Nel 1939, quando Hitler invade la Polonia e Bedzin, suo luogo natale, Sam è un tredicenne che ancora non sa come cambierà la sua vita e quella di tutta la sua famiglia. La sua vita è quella di un pre adolescente qualunque, divisa tra studi, casa, amici, fratelli e sorelle che riempiono la casa. Il padre è un fedele ebreo osservante che rispetta le leggi anche quando le circostanze ammetterebbero il contrario, tanto che si rifiuta di mangiare carne di maiale anche quando la miseria si fa sentire in modo tragico.


Arriva anche per la famiglia Pivnik l’orrore degli orrori, la deportazione verso il campo di concentramento di Auschwitz. Al momento di scegliere, sulla rampa invasa da SS e cani rabbiosi, la madre gli salva la vita. Forse intuendo cosa accadeva a coloro che restavano nella colonna sbagliata, decide di mettere in salvo, o almeno provarci, il figlio (il maggiore, Nathan, non si trova con la famiglia in quel momento). La madre lo spinge nella fila “giusta” e gli salva in questo modo la vita, mentre tutta la famiglia Pivnik muore nelle camere a gas.


Sam non sa ancora cosa ne è stato della sua famiglia, ma deve adattarsi presto alle regole ferree del campo, anche se è solo un bambino. Dorme in baracche sovraffollate, subisce ogni genere di angherie, lavora come e più di un uomo adulto ma nonostante tutto resiste, fisicamente e soprattutto psicologicamente, anche quando capisce che non rivedrà mai più i genitori e i fratelli. Oltre a sopravvivere al campo, sopravvive anche a quelle che oggi sono conosciute come “Marce della morte” ovvero quelle lunghissime marce che i nazisti organizzarono per svuotare i campi ed eliminare il maggior numero di sopravvissuti, in modo da cercare di non lasciare tracce dei crimini commessi, in vista dell’arrivo degli Alleati.


Sam sopravvive a tutto questo e nel frattempo perde per sempre la sua adolescenza, infatti, la guerra e Auschwitz Birkenau gli hanno portato via anni della sua vita, la sua famiglia, la sua casa. Sorprendentemente, dopo anni, Sam ritrova invece il fratello Nathan e insieme riescono a trovare la forza per andare avanti.


Un libro che è una storia vera, corredato da immagini, da leggere per comprendere non solo cos’è stata la Shoah ma anche e soprattutto cos’ha rappresentato per un bambino, per non dimenticare gli orrori dell’Olocausto.


Lara Zavatteri