7 mar 2013

Come conoscere storie di donne

In occasione della Festa della Donna di domani, vi anticipo un testo su una piccola grande donna, Rigoberta Menchú. Si tratta dell’ebook “Mi chiamo Rigoberta Menchú” dell’autrice Elisabeth Burgos, che potete trovare sul sito del Giardino dei Libri.



Ho letto questo libro anni fa e ne sono rimasta molto colpita. Il testo è stato appunto scritto dall’antropologa Elisabeth Burgos e racconta appunto la storia di Rigoberta, contadina india che viveva in Guatemala. Il libro da un lato fa comprendere come i guatemaltechi siano ancora legati alla natura e a tutto ciò che concerne antiche credenze legate ad essa, dall’altro è piuttosto crudo per l’efferatezza dei delitti che racconta.


Rigoberta narra infatti la sua vita cercando di sviluppare questi due filoni, che s’intersecano e che fanno parte in uguale misura della sua vita. Il popolo guatamalteco cui appartiene fin da bambina le tramanda credenze, modi di vivere e usi quotidiani che si rifanno ai Maya, che in sostanza prevedono una profonda comunione con la natura e i suoi ritmi e con gli animali, che vengono trattati non solo con rispetto, ma quasi come fossero persone. La gente non vive certo nella ricchezza, ma si sente ricca per quanto ha: serenità, pace interiore, armonia. È questo, da un lato, l’ambiente in cui Rigoberta cresce.


Dall’altro lato, con l’arrivo dei “conquistadores ladini” tutto questo piccolo universo crolla. Il popolo improvvisamente viene depredato, le donne violentate, uccise, torturate e così uomini, vecchi e bambini. Gli indios perdono la loro pace e Rigoberta stessa dovrà crescere in fretta: vede con i suoi occhi molte uccisioni, la sua stessa madre verrà uccisa dall’esercito. Il testo non risparmia nulla delle torture inflitte alle vittime, spesso finite a colpi di machete. Della distruzione della sua casa, della sua famiglia e della sua terra è testimone oculare la giovane Rigoberta, che riesce a sopravvivere e decide di parlare.


È la prima volta che una donna india decide di fare un passo come questo, di denunciare i soprusi perpetrati ai danni della sua gente e riesce a farlo iscrivendosi ad un sindacato agricolo per avere un impegno di tipo politico. Da qui nascerà la sua lotta per i diritti degli indios, la sua volontà mai sopita di continuare a parlare del suo popolo oppresso e lo farà anche grazie al testo sopra citato, anche se non scritto di suo pugno. Nel 1992 vince il premio Nobel per la pace ed è a tutt’oggi un simbolo della lotta per i diritti dei più deboli e contemporaneamente della volontà di non perdere le antiche tradizioni del suo popolo.


Se non l’avete mai letto, vi consiglio questo testo per comprendere la forza di Rigoberta, una forza che trova anche quando si ritrova sola, la stessa forza che l’ha fatta andare avanti e adoperarsi per il suo popolo, che le ha consentito di parlare anziché di tacere, la stessa forza che le donne trovano sempre, anche nei momenti più bui della loro esistenza. Per imparare a credere che anche quello che sembra impossibile non lo è e che è sempre giusto lottare fino in fondo per le proprie idee.

Lara Zavatteri