01 feb 2013

Come leggere un libro inedito di Oriana Fallaci

Oriana Fallaci è stata molte cose, giornalista, scrittrice, inviata di guerra, donna emancipata, ma soprattutto è stata, per me, una donna che in ogni circostanza ha sempre trovato il coraggio di dire ciò che pensava, senza paura. Per questo oggi vi consiglio il libro “Il mio cuore è più stanco della mia voce” che raccoglie interventi, conferenze, incontri della scrittrice italiana scomparsa nel 2006.


Si tratta di un secondo libro postumo, dopo la bella saga “Un cappello pieno di ciliegie” in cui la Fallaci raccontava la storia della sua famiglia, dal Settecento a metà Ottocento circa. In quel caso si trattava di un romanzo scritto dalla scrittrice che però non era riuscita a pubblicarlo prima di morire.


In questo caso invece si tratta di un libro che raccoglie per l’appunto interventi, pensieri, momenti che l’hanno vista protagonista di fronte ad un pubblico e credo sia un testo prezioso per vari motivi. Il primo è che ci consegna un ritratto pieno di Oriana Fallaci, lei specialmente dagli anni Novanta in poi così schiva, lei che dopo anni passati sotto i riflettori per i suoi reportage in Vietnam e sui fronti di guerra, oppure quando intervistava personaggi famosi, decide di dire basta, di dedicarsi totalmente alla letteratura “rinchiudendosi” nella sua casa di New York e concedendo rarissimamente delle interviste.


Il secondo è che si ritrovano i principi che, leggendo uno qualunque dei suoi libri, saltano fuori: libertà, prima di tutto, rispetto inteso in senso totale, coraggio. A mio parere Oriana Fallaci è sempre stata una donna coraggiosa, fin da quando scrisse un libro come “Lettera a un bambino mai nato” che scatenò l’inferno, ma che attraverso il dialogo tra una possibile futura madre e il figlio che portava in grembo racconta il mondo e s’interroga sulla possibilità o meno di far nascere quel figlio.


Lo fu nelle sue scelte di vita, dal diventare giornalista in un’epoca in cui le donne che scrivevano erano pochissime e spesso malviste, viaggiando per raccontare l’orrore ma raccontandolo da entrambi i punti di vista, entrambi i fronti, come fece in Vietnam, lo fu quando amò un uomo più giovane di lei come Alekos Panagulis e quando vincendo il dolore gli dedicò il libro “Un uomo”.


Lo fu anche nelle sue interviste, anche in quelle più “leggere” con i divi di Hollywood o di casa nostra. Fa sorridere pensare che la prima regola del giornalismo è quella di essere obiettivi, cosa che di certo non si desume dalle interviste di Oriana, che iniziavano sempre con un resoconto, a volte spietato, della persona: dall’atteggiamento alle abitudini, dal modo di parlare e così via. C’è da ridere a leggere qualche intervista che solo con l’attacco smonta del tutto l’immagine del grande personaggio che poi si racconterà. Oriana Fallaci fu coraggiosa anche e soprattutto a porre domande, domande che solo lei poteva pensare, che solo lei poteva avere il coraggio di porre.


Fu coraggiosa negli ultimi anni della sua vita, quando scrisse libri che ti colpiscono come una stilettata al cuore come “La rabbia e l’orgoglio” e quelli che ne seguirono, cercando di raccontare la verità dell’Occidente, la necessità di risvegliare la coscienza collettiva, di non tacere, di non farsi da parte, di non spegnere il coraggio.

Lara Zavatteri