04 mag 2012

Come camminare sulle strade del silenzio

Oggi vi propongo un testo adatto a tutte quelle persone che vorrebbero affrontare un viaggio, da soli o in compagnia, ma diverso rispetto ai soliti, dove il silenzio è il vero protagonista.



L’autore parla di viaggi alla scoperta di monasteri ed eremi, luoghi arcani, spesso lontani e isolati dalla “civiltà”, dove non arrivano i rumori della vita quotidiana, dove non esiste smog o inquinamento di vario tipo, dove il ritmo delle giornate è ancora quello, lento, legato alle stagioni e non alla frenesia dell’uomo moderno.


Viaggiare per scoprire monasteri è un tipo di viaggio particolare, prima di tutto perché ci si trova a percorrere spesso strade e itinerari antichi, non asfaltati, e a percorrerli preferibilmente a piedi. Si è lontani, anche durante il cammino, dalla vita di tutti i giorni, dal mondo che scorre velocemente. Ci si può fermare ad ascoltare la natura e ad ammirarla, scoprire piccoli borghi antichi, chiese, edifici storici, senza fretta, ma solo con la curiosità del viandante.


Sì, perché è anche il viaggio un percorso, non solo l’arrivo al monastero, così come nella definizione di un obiettivo è importante non solo la meta, ma anche tutto ciò che si realizza per arrivarci. Spesso, anzi, il viaggio risulta ancora più bello della meta.


Credo che un viaggio alla scoperta dei monasteri sia adatto a tutti, ma in special modo a quelle persone che affrontano periodi di crisi, periodi della vita molto difficili, che hanno bisogno di ritrovare se stessi, anche ascoltando il silenzio. Non c’entra, o solo in parte, la spiritualità. Ovviamente chi è credente affronterà con un altro spirito questa avventura, ma viaggiare per monasteri significa in primis essere capaci di ascoltare e ascoltarsi e se non si è partiti soli, ascoltare anche gli altri.


È un cammino anche per ritrovare la capacità di comunicare con le persone, con chi ci sta vicino, perché spesso la mancanza di tempo, lo stress o altri motivi ci allontanano dalle persone e quasi non ce ne accorgiamo.


I monasteri in Italia (e nel mondo) sono molti, luoghi dove si può venire accolti, territori dove riflettere, dove ritrovare pace. Come ho detto non dipende, o non dipende solo dal fatto di essere religiosi o no. È il fatto di ritrovarsi soli, o in compagnia ma in silenzio per lungo tempo, che fa ritrovare se stessi, che rimpicciolisce i problemi e fa capire cosa davvero conta nella vita. Una sorta di processo di pulizia che lascia solo le cose realmente importanti, eliminando il superfluo.


Oltre a questi aspetti, i monasteri sono spesso belli anche dal punto di vista estetico, o per la particolare architettura o per i luoghi dove sono stati costruiti (su picchi, montagne ecc..) e affascinanti per la loro storia a volte secolare, per qualche reliquia che custodiscono. Insomma sono sì luoghi deputati al silenzio, ma possono essere visti e considerati anche sotto questi aspetti.



Questo libro racconta appunto il vagare per monasteri, emozioni, sensazioni, storie legate a viaggi per scoprire sempre qualcosa di nuovo. Un’avventura che comincia nel riscoprire per primi proprio noi stessi.


Lara Zavatteri

Leggete il libro “Sulle strade del silenzio” di Giorgio Boatti


DESCRIZIONE 
Davanti a me la scritta 'Silenzio' campeggia cubitale sul bianco della parete. Silenzio? E silenzio sia.
Da Montecassino a Bose, da Camaldoli a Subiaco, dall'abbazia di Noci, nella Murgia pugliese, ai contrafforti di Serra San Bruno in Calabria, da Praglia sino alla badia del Goleto, sui crinali dell'Irpinia orientale. «Hai trovato il monastero giusto?»: la domanda che qualcuno di tanto in tanto mi pone mette in guardia dai fraintendimenti che il mio vagare per eremi e cenobi potrebbe suscitare.
No, non sto cercando il monastero giusto. Vado per questa strada perché ho il sospetto che le luci nascoste che giungono da questi luoghi siano ancora capaci di offrire qualche solido orientamento. Perfino nella densa penombra calata sui giorni italiani. Busso a queste porte perché ho l'impressione che qui si impari davvero che si può cambiare il mondo, ma – impresa piuttosto complicata – a patto di cominciare a cambiare se stessi, partendo dalle cose più semplici e concrete. Ad esempio, cercando di stare nel mondo prendendone nel frattempo la giusta distanza. Governando in modo diverso faccende quotidiane e basilari come il dormire e il mangiare, il desiderare e il bisogno di riconoscimenti, il silenzio con se stessi e l'incontro con gli altri.
Sembrano bazzecole, ma quelli che vi si sono cimentati seriamente dicono che la sfida sia di vertiginosa difficoltà. E, soprattutto, pare duri tutta una vita.

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