7 mar 2012

Come non dimenticare le donne coperte

Spesso diamo per scontata la nostra libertà, dimenticandoci che in diverse parti del mondo una donna non può fare molte delle cose che noi facciamo invece quotidianamente. Oggi vi suggerisco un testo che parla appunto di questo.



La città delle donne invisibili” racconta la storia di tre donne “coperte”, che indossano il burqa, coprendo la loro femminilità e guardando il mondo solamente attraverso una finestrella nel vestito, all’altezza degli occhi.

È un libro che parla del coraggio di parlare di argomenti scomodi anche indossando un burqa, come fa la regista Leila che nei suoi filmati denuncia i soprusi sulle donne, ma anche i pregiudizi e le contraddizioni che fanno parte della società in cui vive. Un coraggio che le è dato dalla volontà di non tacere, di non accettare certe imposizioni, di far conoscere al mondo la realtà delle donne coperte. Un coraggio che, purtroppo, le costerà la vita.


Anche Miriam, americana, porta il burqa, e come straniera sente ancora di più l’abisso tra le regole ferree stabilite per le donne in Arabia Saudita e la libertà di cui godono, invece, in America e in Occidente in generale. Proprio perché ha sempre vissuto in libertà, è ancora più consapevole dell’ingiustizia in cui vivono le donne coperte e può fare un paragone tra la condizione della donna nei due Paesi.


Infine l’ultima donna è Katya con grandi ambizioni professionali, tanto che mente per riuscire a lavorare; sa che è l’unico modo per poter sperare di realizzare i suoi sogni.


Ciò che accomuna queste tre donne è la voglia di indipendenza ed emancipazione. La prima le ricerca attraverso video di denuncia e sfidando le leggi, la seconda vorrebbe farlo togliendosi l’ingombrante burqa, la terza tenta di arrivarci grazie ad un lavoro.


Tutte tentano di non essere più, come cita il titolo, delle “donne invisibili”, che vagano come fantasmi sotto un indumento che le copre da capo a piedi. Tentano di emergere, di far sentire la loro voce, di cambiare le cose, di dare diritti anche a chi non ne ha, appunto le donne.


Si tratta di un romanzo che racconta la realtà di molti Paesi in cui è normale obbligare le donne a nascondersi e sparire sotto un burqa, normale non permettere loro di lavorare, di uscire di casa, di decidere da sole cosa fare della propria vita. Sono realtà che continuano ad esistere anche se spesso non ce lo ricordiamo. Ci sembra inconcepibile un simile stato di cose, per noi che viviamo ogni giorno con la libertà di decidere per noi stesse, eppure non è fantasia ma la vita di moltissime donne.


Vi suggerisco anche un altro libro, che racconta una storia di convivenza tra un’americana che apre un caffè a Kabul e coloro che ci lavorano, tutti del luogo. Vivendo insieme, un po’ alla volta anche le posizioni più estreme si smussano e ciò che appariva impossibile per le donne diventa possibile. Il libro è “Essere amiche a Kabul”, un testo in cui la condizione delle donne è in primo piano e ruota attorno al caffè.


Lara Zavatteri


Leggete il libro “La città delle donne invisibili” di Zoë Ferraris


DESCRIZIONE
Leila è una giovane regista araba; portare il burqa non le impedisce di girare documentari su argomenti scomodi, come l'ipocrisia religiosa e i tabù legati al sesso, nella sua città, Jeddah. Miriam, invece, con il burqa non sa fare nemmeno due passi senza inciampare: è americana, ed è finita in Arabia Saudita per ricongiungersi con il marito, che lavora come guardia del corpo per un ricco cliente...
Il Libro è disponibile su il Giardino dei libri