11 ott 2011

Come conoscere la vita e le imprese di Walter Bonatti

È scomparso di recente uno dei più grandi alpinisti del nostro tempo, Walter Bonatti, un alpinista “estremo” che voglio ricordare per la sua presenza in val di Sole (Trentino) qualche anno fa, nell’ambito delle iniziative dedicate all’Anno Internazionale delle montagne e in occasione della serata organizzata dalla Lega Pasi Battisti volontari del sangue sezione val di Sole. 



Ecco cosa scrissi allora:
Walter Bonatti, alpinista estremo, sarà il protagonista della serata intitolata “I giorni grandi, in terre lontane” organizzata dalla Lega Pasi Battisti volontari del sangue sezione Livia Battisti val di Sole, con il presidente Flavio Dalpez, con la collaborazione della sezione Sat di Malè con il presidente Silvano Dossi ed il comune di Malè. L’evento, organizzato nell’ambito dell’Anno Internazionale delle Montagne 2002 e di “Malè eventi” con entrata libera, prevede di devolvere il ricavato all’associazione “Creceremos Juntos” a sostegno dell’unità educativa “Las Mercedes”, composta da una scuola materna ed una elementare per i bambini di strada di Babahoyo in Ecuador.

Walter Bonatti, nato a Bergamo il 22 giugno del 1930, vive tra Dublino e Roma.  Teatro delle prime scalate sono state le Prealpi lombarde nel 1948, mentre l’anno successivo l’alpinista era già lanciato sulle più difficili pareti del mondo. Una passione, quella per l’alpinismo e le difficoltà estreme, iniziata fin da giovanissimo e continuamente alimentata dalla ricerca di nuove emozioni, ogni volta verso il superamento di un limite.

 Tra le sue imprese, da ricordare la parete est del Grand Capucin nel 1951, le pareti nord delle cime di Lavaredo d’inverno (1953), la partecipazione alla traversata del mitico K2 la traversata sci alpinistica delle Alpi, dalle Giulie alle Marittime (1956), la parete nord del Cervino d’inverno in scalata solitaria e diretta e molte altre, tra cui centinaia di altre imprese alpine ed extra europee. Tra i suoi riconoscimenti, medaglie d’oro, d’argento e di bronzo al valor civile della Repubblica Italiana, Legion d’onore della Repubblica Francese, medaglia d’oro del consiglio d’Europa nonché, il 22 giugno del 2000, la nomina al grado di ufficiale dell’ordine della Legion d’honneur, dal presidente Jacques Chirac.

 Dopo aver abbandonato l’alpinismo estremo, Walter Bonatti si è dedicato all’esplorazione e alla scrittura, come reporter del settimanale Epoca e come autore di diversi volumi.

Tra gli episodi drammatici che Bonatti ha ricordato, quello avvenuto nel 1961 sul pilone centrale del Monte Bianco, quando sette persone, tra italiani e francesi furono sorpresi dal maltempo e costretti ad una discesa nella tormenta, alla quale sopravvissero solo in tre, tra cui appunto Bonatti. L’alpinista, in segno di riconoscenza ed affetto, ha ricevuto dal sindaco una targa raffigurante lo stemma del Comune”.

Questo quanto scrissi diversi anni fa per la partecipazione di Walter Bonatti ad una serata in valle di Sole. Tra i suoi libri c’è anche “Una vita così”, edito da Baldini & Castoldi e scritto da lui stesso, con una sorta di “sunto” non solo della sua vita e delle sue avventure sulle montagne, ma anche di quanto la stampa scrisse per anni di lui. Insomma un testo indispensabile per conoscerlo e per ricordarlo.


Lara Zavatteri


Leggete il libro “Una vita così” di Walter Bonatti





DESCRIZIONE
Un uomo è il risultato delle sue passate esperienze. Partendo da questo assunto Walter Bonatti, il più celebre e stimato alpinista italiano, ha raccolto in un volume le cose dette, le interviste rilasciate nel corso di molti anni di attività e si è confrontato con esse. Un viaggio attraverso i ritagli di giornale e i filmati, lungo le tappe avventurose della vita di un uomo coraggioso e sempre coerente, i suoi successi, i rischi e le tragedie con cui uno sportivo estremo sa di dover convivere.
Ma il libro è anche uno spaccato originale e a volte duro del tempo di cui Bonatti è figlio, una fedele testimonianza delle scelte di vita anticonformiste dell'alpinista, e, nel contempo, un omaggio agli intervistatori più attenti e sensibili.