30 set 2011

Come conoscere la storia di George e Lionel

George era in realtà il re inglese Giorgio VI, padre dell’attuale regina d’Inghilterra, diventato re per caso, dopo l’abdicazione del fratello. Lionel era il medico autodidatta che lo aiutò, con successo, a superare un problema che al re pareva insormontabile: le balbuzie. Ecco un libro che vi consiglio per il week-end.



Forse avrete visto il film al cinema, con, nei panni di Lionel Logue, Geoffrey Rush, l’attore (l’avreste mai detto vedendolo in questa pellicola?) famoso anche per essere stato il pirata Barbossa nei film Pirati dei Caraibi. Un film che all’interprete del re, Colin Firth, ha fruttato un Oscar, meritato per l’ottima interpretazione di un re che a causa del suo problema non si sente “all’altezza”.


Il libro è stato scritto dal nipote di Lionel basandosi sui diari e gli archivi del nonno, a testimonianza di un rapporto straordinario che s’instaurò prima con la moglie del re, la regina Elizabeth, proprio come si vede nel film. Elizabeth, che prima ancora di diventare regina ed essendo “solo” duchessa di York le aveva tentate tutte per aiutare quel marito che non riusciva a finire una frase e in pubblico risultava goffo e impacciato, suscitano vergogna e pietà nei sudditi.


Fu infatti Elizabeth a cercare i migliori dottori per curare il marito, a darsi da fare credendo ciecamente che un giorno avrebbe incontrato la persona giusta. Incredibilmente, la scovò nella figura di Lionel Logue, un logopedista autodidatta, con metodi tutti particolari per far parlare meglio il re.


Con molta reticenza da parte del futuro re, iniziarono le sedute e, come si vede nel film, non di rado il futuro Giorgio VI si perse d’animo o fu preso dalla collera perché non vedeva progressi. Ma Lionel non si arrese e riuscì dove tutti gli altri avevano fallito. Fu accanto al re in momenti cruciali, come quando Giorgio VI pronunciò il suo primo discorso in tempo di guerra, tanto che i discorsi del re durante il secondo conflitto mondiale divennero un’abitudine per il popolo britannico e il re seppe infondere coraggio, con le sue parole, nella sua gente.



Il libro racconta il rapporto tra medico e paziente dei due, presto diventato un rapporto basato su una sincera fiducia e stima reciproca e sull’amicizia vera e propria. Penso sia un buon modo per capire che anche personaggi della storia, come appunto Giorgio VI, nella loro vita hanno avuto problemi e difficoltà che credevano di non poter superare ed invece ce l’hanno fatta. È un modo anche per conoscere più da vicino questo monarca e il suo amico dottore, un modo più “umano” che lo avvicina a noi.



Un libro insomma che permette di approfondire il film leggendo la storia vera di George e Lionel, ma anche una vicenda che ispira, a mio avviso, fiducia per il fatto che ispira un messaggio di speranza, come a dire che le cose si possono sempre aggiustare, anche quelle che appaiono più complesse.


Non bisogna poi dimenticare che Lionel era, come detto, un autodidatta. In pratica, imparando tutto da solo, riuscì a curare, per sempre, la personalità più in vista del Regno Unito. Anche questo è uno stimolo a credere in noi stessi e nelle nostre capacità.



Lara Zavatteri



Leggete il libro “Il discorso del re” di Mark Logue e Peter Conradi




DESCRIZIONE

Nei primi decenni del Novecento un uomo salvò la monarchia britannica. Non era un primo ministro né l'arcivescovo di Canterbury. Era un logopedista autodidatta e quasi sconosciuto di nome Lionel Logue, che un quotidiano degli anni trenta definì notoriamente "Il medicastro che ha salvato un re".

Eppure fu proprio lui, non un aristocratico ma un uomo "comune" australiano, che con il suo carattere amabile ed estroverso, trasformò da solo il nervoso duca di York, affetto da un'imbarazzante balbuzie, timido, e introverso in uno dei più grandi re britannici. Il libro narra la vicenda inedita dell'insolito rapporto fra Logue e l'inquieto futuro re Giorgio VI.

Scritta dal nipote di Logue e tratta esclusivamente dai diari e dall'archivio del nonno Lionel, la storia getta una luce straordinaria sulla fiducia che contrassegnò la loro relazione terapeutica e sul ruolo fondamentale svolto da Elizabeth, moglie di Giorgio e compianta regina madre, nell'incoraggiarla per salvare la reputazione e il regno del marito. Lionel Logue diventerà il "principio attivo di una metamorfosi" che supporterà il re nei suoi discorsi e nelle decisioni politiche.

Convinto che la balbuzie del re non dipendesse da fattori "mentali" ma che avesse origine da problemi dell'apparato linguistico, Logue diventò comunque egli stesso psicoterapeuta, proponendo come cura un'ottima sinergia di tecniche verbali e somatiche, che se pur pioneristiche, avrebbero ridato fluenza e sicurezza emotiva a Re Giorgio VI.