09 dic 2011

Come ricominciare a Natale e con l’Anno nuovo

Natale e l’anno nuovo possono essere l’occasione per ritrovare la grinta e ricominciare a vivere davvero, dopo magari anni di vita vissuta male, di traumi, depressioni, paure che ci hanno rovinato. Ora basta! Vi suggerisco un libro dal quale trarre ispirazione.


Il libro s’intitola appunto “Ricominciare” ed è stato scritto da Marco Confortola, l’alpinista che nel 2008, sul K2, rischiò la vita durante una missione e perse tutte le dita dei piedi. Un momento veramente tragico che poteva farlo fermare, precipitare nella disperazione per anni. Invece si è ripreso e, come dice il titolo del suo libro, ha ricominciato a vivere.


Dopo un trauma, molto tempo che si sta male, pare impossibile credere che ricominciare si possa. Non ci si crede, nonostante chi ci sta intorno faccia di tutto per convincerci del contrario. Questo perché specie se si sta male da molto tempo, ci si è come abituati a stare in quella condizione, a subirla, paradossalmente si ha quasi paura di sapere come si potrebbe vivere senza. Già, come si vivrebbe senza? Si è sopportato un peso così a lungo che non si sa come sarà sentirsi liberi.


Vi suggerisco questo libro anche se non siete degli alpinisti perché ricominciare è qualcosa che, prima o dopo, capita a tutti, per svariati motivi, ma soprattutto perché nel libro emergono le caratteristiche che bisogna avere per ricominciare, il coraggio, la fortissima determinazione, la capacità di credere in noi stessi e nel futuro, la voglia di stare bene, un desiderio che deve superare ogni paura.


È la paura che blocca la possibilità di rialzarsi, di guardarsi dentro e di dire che è ora di finirla. È la paura a cercare di non farci risollevare. Queste feste, anziché commiserarvi, prendetele come spunto per iniziare di nuovo a vivere. Godetevi tutto, dalle decorazioni ai regali, perché, pensatelo sempre, lo meritate.

Sì, lo meritate dopo aver molto sofferto, lo meritate per aver tenuto duro, lo meritate perché qualunque sia il problema che vi affligge prima o poi passerà. Non è una sciocchezza, è vero che credere fortemente in qualcosa aiuta la sua realizzazione. Forse non sarà oggi, forse non domani, ma presto.


Ridimensionate tutto. Le paure ci fanno star male, ci affliggono, a volte ci torturano. Ma abbiamo il potere di sminuirle, di ridicolizzarle. Fatelo, e sembreranno subito più innocue. Se avete un problema da tempo, pensate ai passi in avanti che avete fatto per risolverlo. Vi sentirete meglio e troverete la determinazione per continuare, la stessa che trovò Confortola per non morire come molti altri della spedizione. Troverete il suo coraggio, un coraggio nato in condizioni disperate, dove sarebbe stato più facile arrendersi, lasciarsi andare, come tante volte capita quando si sta male. Resistete, ditevi a voce alta che siete più forti ogni giorno. Ditelo anche quando siete giù, non importa. Ciò che importa è che ci si risollevi ogni volta.


Perciò, questo Natale e il nuovo anno dedicateli anche a voi, fatevi un regalo e recuperate rapporti magari persi. Meritate di essere felici, non abbiate paura della paura, manca poco prima di tornare a rivedere l’arcobaleno e tornare ad essere felici, ricominciando.


Lara Zavatteri


Leggete il libro “Ricominciare” di Marco Confortola e scoprite il suo sito qui


DESCRIZIONE

Da una parte c'è lei, la montagna: enorme, eterna, altera. Dall'altra c'è lui, l'uomo, l'alpinista. Alla montagna ha dedicato la propria esistenza: in montagna è nato, in montagna è cresciuto, in montagna ha rischiato di morire.

K2, agosto 2008. Un gruppo di alpinisti di diverse nazionalità, dopo settimane di attesa sul terreno ghiacciato del campo base, dà l'assalto alla vetta. Partono in diciassette. Undici non fanno ritorno. Marco Confortola è tra i sopravvissuti. La discesa dalla cima rappresenta una delle pagine più epiche dell'alpinismo himalayano: freddo, paura, rabbia, determinazione, in tutto quel bianco c'è il senso di una vita, c'è ogni cosa. 17 settembre 2008: Marco Confortola subisce l'amputazione di tutte le dita dei piedi.

Dopo un anno e mezzo, tra delusioni e speranze, salite e discese, l'alpinista valtellinese ci riprova: di fronte ai suoi occhi, il Lhotse, 8516 metri, una delle quattordici montagne più alte della Terra.