19 dic 2010

Programma per la formazione di un Team


Una volta creato il team si rende necessario formarlo: la formazione va difatti intesa come la garanzia per il successo del proprio lavoro. La formazione deve cominciare preparando il personale al contatto con altri individui, i clienti, e di creare di conseguenza il giusto rapporto durante il colloquio. In seguito, è necessario "adattare" il venditore al prodotto o servizio distribuito, quindi informarlo sulle caratteristiche del prodotto stesso e di conseguenza sulla metodica per una giusta individuazione dei potenziali clienti;  è necessario insegnare loro come prendere i propri contatti, definire la tipologia del cliente, gestire adeguatamente le obiezioni e concludere abilmente e senza timori la trattativa di vendita. Per formare un buon venditore è indispensabile coinvolgerlo nel progetto sin dall'inizio, evitando di abbandonarlo o accantonarlo per dare priorità ad altre esigenze aziendali: non va dimenticato che la sua formazione è sempre un investimento, e che l'interazione è da considerare parte della formazione.
Ad esempio, si potrebbe impostare un programma di formazione in due giornate simile a questo:

Primo giorno
Spiegare la storia dell'azienda e le sue caratteristiche e i principi che regolamentano il funzionamento all'interno della stessa, e fornire informazioni circa i progetti futuri, cioè i suoi obiettivi, e come il venditore contribuirà alla loro realizzazione. Far prendere confidenza ai venditori del prodotto aziendale: in tal senso, un'ottima tecnica è rappresentata dal far riassumere, dopo averle spigate, le caratteristiche del prodotto al venditore stesso.

Secondo giorno
Spiegare il mercato in cui si muove il prodotto, approfondirne la conoscenza e suggerire le adeguate proposizioni dello stesso innanzi ai clienti, evidenziando il giusto atteggiamento da mantenere durante il colloquio. Nel corso della seconda giornata si possono approfondire i traguardi da raggiungere, e far comprendere le consuetudini aziendali.
La cosa che preme sottolineare e che la formazione non deve ridursi  a quella iniziale, ma deve essere continua, finalizzata al miglioramento e alla crescita professionale, offrendo qualsiasi opportunità di poter accrescere il bagaglio culturale dei venditori.            

Quando i genitori pagano per i figli - Responsabilità civile dei genitori per fatto illecito del figlio minore




Spesso le cronache ci riportano episodi criminosi di cui sono autori dei minori, i quali quasi sempre non hanno una propria autonomia patrimoniale che gli consenta di poter risarcire i danni  che conseguono dal fatto illecito compiuto: frequenti gli episodi di risse o aggressioni con lesioni all'uscita delle discoteche.
La domanda che ne deriva è se la parte offesa dal comportamento del minore può agire nei confronti dei genitori dello stesso per ottenere il risarcimento dei danni.
La responsabilità genitoriale per fatti del minore non emancipato è prevista dall'art. 2048 del codice civile che la esclude solo se vi è la prova di non aver potuto impedire il fatto.
Il più recente orientamento della Suprema Corte della Cassazione ha ridefinito il concetto di prova liberatoria della responsabilità dei genitori identificandola non più nel senso negativo previsto dall'art. 2048 cc ( non avere potuto impedire il fatto) ma in senso positivo, cioè nella dimostrazione di essere esenti non solo da culpa in vigilando ( controllo del comportamento del figlio) ma anche da culpa in educando, identificata quest' ultima nell'obbligo imposto ai coniugi dall'art. 147 codice civile di istruire ed educare la prole, dovendo pertanto rigorosamente provare l'efficacia del loro impegno educativo, prova che si può desumere dal curriculum scolastico del ragazzo oltre che dal contesto famigliare.
Prova liberatoria che è immaginabile come possa definirsi "diabolica", quasi impossibile per i genitori individuandosi, nel verificarsi dell'evento, una presunzione di colpa e un mancato adempimento dei genitori a una sorta di "obbligazione di risultato" ( educazione del figlio ) da cui fare discendere la responsabilità che ha assunto sempre più i connotati della "oggettività" e che trova la sua fonte nel fallimento educativo dei genitori (culpa in educando) e si manifesta nella incapacità del minore di dominare i propri istinti, precario sviluppo dell'equilibrio psico-emotivo, mancanza di rispetto degli altri.
Tale "oggettività" e automatismo della responsabilità genitoriale risponde anche all'esigenza di tutela delle persone offese da comportamenti illeciti di minori, le quali in caso di una maggiore apertura verso una prova liberatoria dei genitori si dovrebbero nella impossibilità di poter ottenere il ristoro dei danni subiti per carenza di mezzi patrimoniali del minore.



Nuovo D. Mssaggero